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   POLO ESPOSITIVO
   Trieste

"Concorso di progettazione internazionale a procedura ristretta per la conversione in polo espositivo dell'attuale Pescheria di Riva Nazario Sauro n.1 in Trieste"
 

Si tratta di un edificio di inizio Novecento, particolarmente importante sia sotto l’aspetto architettonico che costruttivo, quale esempio di architettura eclettica e sperimentazione tecnologica di nuovi materiali, un edificio radicato nella memoria collettiva cittadina.
Un’architettura che non consente, per questi motivi, un ripensamento formale e funzionale che ne stravolga i significati intrinseci. Il progetto cerca dunque, da un lato, di enfatizzare e sottolineare le preesistenze, dall’altro di dare risposte esaustive al tema proposto.
L’architettura si gioca ed esalta nelle differenze. Sulla re-invenzione, quindi, dell’oggetto. E’ anche tra struttura e pelle, tra scheletro e giacitura che può essere giocato il ruolo dell’architettura.
Impostato come struttura non invasiva e finalizzato alla trasparenza, il progetto fa ampio utilizzo del vetro e rinuncia, ovunque, a intervenire sull’edificio storico, mantenendone inalterate le caratteristiche e le geometrie costruttive.
Nello specifico, viene interamente conservato l’aspetto esterno dell’immobile e viene esaltata la polivalenza dell’ambiente interno, utilizzando, attraverso percorsi e ballatoi, l’ampia disponibilità di spazi offerti. L’edificio conserva e in qualche modo accentua l’attuale trasparenza prodotta dall’ampio utilizzo del vetro.
Proponendo il tema del percorso, l’intervento vuole riprendere il tema della narrazione, e accompagnare il fruitore attraverso lo spazio della vecchia Pescheria, per coglierne i significati intrinseci, anche quelli ancora inesplorati, attraverso la tridimensionalità che il percorso progettato accentua. Il tema del vetro che appare immediatamente in grande evidenza, celebra la sua trasparenza e apertura, la propria capacità riflettente, creando innumerevoli diverse prospettive nello spazio.
Il progetto nasce da un’attenta lettura delle giaciture e delle immanenze che lo spazio contiene, anche in rapporto allo spazio urbano circostante.
Alcune direttrici: innanzitutto l’asse inclinato di via Torino con il tessuto ortogonale del Borgo Giuseppino e con la piazza Venezia in particolare, quale spazio pubblico e di unione tra l’edificio ex Pescheria e il Museo di Arte Moderna e Contemporanea Pasquale Rivoltella; ma anche alcune linee e direttrici di forza presenti all’interno dell’edificio, linee riprese diagrammaticamente dai percorsi principali e dalla struttura, e riproposte, con valenza spaziale, quale filo conduttore di lettura e interpretazione dello spazio.
Si tratta tuttavia di una lettura che, nel ricercare l’aggancio con le preesistenze, tende al tempo stesso a non porsi in maniera invasiva, evitando di stravolgere l’impianto originario oggetto di riconversione.
Il materiale stesso utilizzato, il vetro, ricerca la trasparenza e l’immaterialità della nuova architettura, come un allestimento museale temporaneo, dialogando ma non imponendosi, grazie alla grande trasparenza, sull’architettura esistente.
Il progetto è quindi impostato come narrazione, un percorso fluido che, all’interno dello spazio, guida il fruitore a scoprire geometrie inesplorate, suggestioni architettoniche, panorami sulla città e sul golfo.

"Concorso di progettazione internazionale a procedura ristretta per la conversione in polo espositivo dell'attuale Pescheria di Riva Nazario Sauro n.1 in Trieste"
 

Si tratta di un edificio di inizio Novecento, particolarmente importante sia sotto l’aspetto architettonico che costruttivo, quale esempio di architettura eclettica e sperimentazione tecnologica di nuovi materiali, un edificio radicato nella memoria collettiva cittadina.

Un’architettura che non consente, per questi motivi, un ripensamento formale e funzionale che ne stravolga i significati intrinseci. Il progetto cerca dunque, da un lato, di enfatizzare e sottolineare le preesistenze, dall’altro di dare risposte esaustive al tema proposto.

L’architettura si gioca ed esalta nelle differenze. Sulla re-invenzione, quindi, dell’oggetto. E’ anche tra struttura e pelle, tra scheletro e giacitura che può essere giocato il ruolo dell’architettura.

Impostato come struttura non invasiva e finalizzato alla trasparenza, il progetto fa ampio utilizzo del vetro e rinuncia, ovunque, a intervenire sull’edificio storico, mantenendone inalterate le caratteristiche e le geometrie costruttive.

Nello specifico, viene interamente conservato l’aspetto esterno dell’immobile e viene esaltata la polivalenza dell’ambiente interno, utilizzando, attraverso percorsi e ballatoi, l’ampia disponibilità di spazi offerti. L’edificio conserva e in qualche modo accentua l’attuale trasparenza prodotta dall’ampio utilizzo del vetro.

Proponendo il tema del percorso, l’intervento vuole riprendere il tema della narrazione, e accompagnare il fruitore attraverso lo spazio della vecchia Pescheria, per coglierne i significati intrinseci, anche quelli ancora inesplorati, attraverso la tridimensionalità che il percorso progettato accentua. Il tema del vetro che appare immediatamente in grande evidenza, celebra la sua trasparenza e apertura, la propria capacità riflettente, creando innumerevoli diverse prospettive nello spazio.

Il progetto nasce da un’attenta lettura delle giaciture e delle immanenze che lo spazio contiene, anche in rapporto allo spazio urbano circostante.

Alcune direttrici: innanzitutto l’asse inclinato di via Torino con il tessuto ortogonale del Borgo Giuseppino e con la piazza Venezia in particolare, quale spazio pubblico e di unione tra l’edificio ex Pescheria e il Museo di Arte Moderna e Contemporanea Pasquale Rivoltella; ma anche alcune linee e direttrici di forza presenti all’interno dell’edificio, linee riprese diagrammaticamente dai percorsi principali e dalla struttura, e riproposte, con valenza spaziale, quale filo conduttore di lettura e interpretazione dello spazio.

Si tratta tuttavia di una lettura che, nel ricercare l’aggancio con le preesistenze, tende al tempo stesso a non porsi in maniera invasiva, evitando di stravolgere l’impianto originario oggetto di riconversione.

Il materiale stesso utilizzato, il vetro, ricerca la trasparenza e l’immaterialità della nuova architettura, come un allestimento museale temporaneo, dialogando ma non imponendosi, grazie alla grande trasparenza, sull’architettura esistente.

Il progetto è quindi impostato come narrazione, un percorso fluido che, all’interno dello spazio, guida il fruitore a scoprire geometrie inesplorate, suggestioni architettoniche, panorami sulla città e sul golfo.

7° classificato su 15 invitati

CLIENT:
Comune di Trieste

PROJECT TEAM:
Maurizio Bradaschia (capogruppo) 
Studio Architettura Massarente
Donatella Basutto
Alessandro Massarente
Gianni Massarente

Stefano Andreos
Pietro Celli
Andrea Lutman
Andrea Rapotti
Guendalina Salimei
Maurizio Unali

PHASES:
2000

SIZE:
 

BUDGET:
 

CONTRACTORS:


PUBLICATIONS:


AWARDS:
 

SITE:
Trieste

 

Massarente Architettura s.r.l.
Corso del Popolo 268
45100 - Rovigo
Rovigo - Italia
C.F. / P.Iva: 01237760291
Tel: 0425 29244
Fax: 0425 29245
samsas@tin.it