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RIQUALIFICAZIONE INFRASTRUTTURALE E PAESAGGISTICA RIVA DESTRA LUNGO IL PO
 Torino

Concorso di progettazione nazionale a procedura ristretta “Il Giardino e il Fiume. Progettazione di un percorso ciclo-pedonale con sistemazione spondale sotto i ponti Balbis e Isabella sulla sponda destra del Po”

I ponti Principessa Isabella e Balbis costituiscono due diversi modi di intendere il manufatto di attraversamento: l’uno realizzato con volte in muratura, l’altro con una struttura a setti e solette in cemento armato, l’uno ricco nell’apparato decorativo, caratterizzato dall’elegante bicromìa data dalle superfici in mattone e pietra, l’altro volutamente scarno nel suo rivestimento a grandi lastre in graniglia. 
Ma sono le stesse misure e le proporzioni, naturalmente, ad evidenziare le diversità tra i due manufatti: il ponte Principessa Isabella a cinque arcate, il ponte Balbis a tre ampie arcate, con una differente altezza complessiva marcata dal parapetto pieno del secondo. Passando sopra e sotto i ponti Principessa Isabella e Balbis si possono leggere alcuni caratteri di questa città: una città quadrata nella quale lo sguardo corre dalla scena urbana definita dalle quinte dei fronti edificati al lontano orizzonte delle montagne e del pedemonte. L’altro orizzonte è la collina torinese, una presenza persistente che trova nel fiume Po una sorta di soglia, dove città e collina si incontrano forse per la prima volta, dove la città quadrata si sfrangia, dove i punti di vista diventano molteplici, passando lungo le rive, sotto e sopra i ponti.
La richiesta esplicitamente formulata nell’invito al concorso a procedura ristretta di sottopassare i ponti con la pista ciclopedonale ha naturalmente orientato con decisione le scelte progettuali verso una soluzione non mimetica né tantomeno tesa a contrapporre ai manufatti forme e materiali che ne potrebbero fortemente alterare la fisionomia e la presenza.
Da qui discende la scelta, per il ponte Principessa Isabella, di mantenere i due muri in pietra, paralleli alla riva, che battono sul primo angolo della spalla del ponte. A monte, la ripida e irregolare scalinata preesistente posta lungo il pendio, viene trasformata in un’ampia successione di rampe di scale che, con i loro parapetti pieni, permettono al passante di affacciarsi ai diversi livelli lungo la discesa come da terrazze verso il fiume. Uno dei due muri in pietra preesistenti, paralleli alla riva, viene utilizzato come parapetto, venendo a far parte di questo sistema di terrazze digradanti.
La proposta di linee di raccordo delle rive, con i suoi archi molto tesi, oltre a derivare da questi princìpi, obbedisce naturalmente anche a considerazioni di natura idraulica, che tendono a favorire profilature morbide in grado di garantire deflussi regolari delle acque.
L’intero apparato di discesa previsto nel progetto consente la sutura di un punto dove oggi si verificano spesso, specie in occasioni dei fenomeni di piena del fiume, riflussi e rallentamenti di corrente dovuti non solo agli angoli formati dall’attuale scala ma anche dal fatto che in questa parte concava della riva la corrente si dirige con maggior forza.
Dal basamento della terrazza sulla quale si affaccia l’edificio a monte del ponte Isabella, di cui si propone un rivestimento in mattoni, sembra staccarsi un nuovo muro a pianta cuneiforme, anch’esso in mattoni a faccia vista. Questo cuneo, orientato planimetricamente verso il primo angolo in pietra dalla spalla del ponte, consente per forma di far defluire velocemente le acque in caso di piena e di proteggere la scala dell’acqua mediante adeguate paratie.
Tutti i parapetti delle scale sono rivestiti in pietra, così come i gradini, in modo da interagire, insieme al muro in mattoni anzidetto, con la bicromìa che caratterizza così bene questo ponte. Tre parapetti sono inoltre previsti di maggiore spessore, in modo da predisporre al di sopra delle vasche per piante ricadenti. Con il muro alto in mattoni sulla riva, anch’esso coronato da una vasca per piante, l’intero sistema si configura come una serie di terrazze fiorite affacciatesi sul fiume.
Per quanto concerne il ponte Balbis, ad eccezione del sottopasso della sede stradale con la pista ciclabile, che avviene al di là della spalla del ponte, l’unico intervento consiste nella riprofilatura della riva, che, come per il ponte Isabella, si raccorda il più dolcemente possibile, con un arco molto teso, alla riva costruita e alla riva naturale a monte.


 

 

 

Concorso di progettazione nazionale a procedura ristretta “Il Giardino e il Fiume. Progettazione di un percorso ciclo-pedonale con sistemazione spondale sotto i ponti Balbis e Isabella sulla sponda destra del Po”

I ponti Principessa Isabella e Balbis costituiscono due diversi modi di intendere il manufatto di attraversamento: l’uno realizzato con volte in muratura, l’altro con una struttura a setti e solette in cemento armato, l’uno ricco nell’apparato decorativo, caratterizzato dall’elegante bicromìa data dalle superfici in mattone e pietra, l’altro volutamente scarno nel suo rivestimento a grandi lastre in graniglia. 
Ma sono le stesse misure e le proporzioni, naturalmente, ad evidenziare le diversità tra i due manufatti: il ponte Principessa Isabella a cinque arcate, il ponte Balbis a tre ampie arcate, con una differente altezza complessiva marcata dal parapetto pieno del secondo. Passando sopra e sotto i ponti Principessa Isabella e Balbis si possono leggere alcuni caratteri di questa città: una città quadrata nella quale lo sguardo corre dalla scena urbana definita dalle quinte dei fronti edificati al lontano orizzonte delle montagne e del pedemonte. L’altro orizzonte è la collina torinese, una presenza persistente che trova nel fiume Po una sorta di soglia, dove città e collina si incontrano forse per la prima volta, dove la città quadrata si sfrangia, dove i punti di vista diventano molteplici, passando lungo le rive, sotto e sopra i ponti.
La richiesta esplicitamente formulata nell’invito al concorso a procedura ristretta di sottopassare i ponti con la pista ciclopedonale ha naturalmente orientato con decisione le scelte progettuali verso una soluzione non mimetica né tantomeno tesa a contrapporre ai manufatti forme e materiali che ne potrebbero fortemente alterare la fisionomia e la presenza.
Da qui discende la scelta, per il ponte Principessa Isabella, di mantenere i due muri in pietra, paralleli alla riva, che battono sul primo angolo della spalla del ponte. A monte, la ripida e irregolare scalinata preesistente posta lungo il pendio, viene trasformata in un’ampia successione di rampe di scale che, con i loro parapetti pieni, permettono al passante di affacciarsi ai diversi livelli lungo la discesa come da terrazze verso il fiume. Uno dei due muri in pietra preesistenti, paralleli alla riva, viene utilizzato come parapetto, venendo a far parte di questo sistema di terrazze digradanti.
La proposta di linee di raccordo delle rive, con i suoi archi molto tesi, oltre a derivare da questi princìpi, obbedisce naturalmente anche a considerazioni di natura idraulica, che tendono a favorire profilature morbide in grado di garantire deflussi regolari delle acque.
L’intero apparato di discesa previsto nel progetto consente la sutura di un punto dove oggi si verificano spesso, specie in occasioni dei fenomeni di piena del fiume, riflussi e rallentamenti di corrente dovuti non solo agli angoli formati dall’attuale scala ma anche dal fatto che in questa parte concava della riva la corrente si dirige con maggior forza.
Dal basamento della terrazza sulla quale si affaccia l’edificio a monte del ponte Isabella, di cui si propone un rivestimento in mattoni, sembra staccarsi un nuovo muro a pianta cuneiforme, anch’esso in mattoni a faccia vista. Questo cuneo, orientato planimetricamente verso il primo angolo in pietra dalla spalla del ponte, consente per forma di far defluire velocemente le acque in caso di piena e di proteggere la scala dell’acqua mediante adeguate paratie.
Tutti i parapetti delle scale sono rivestiti in pietra, così come i gradini, in modo da interagire, insieme al muro in mattoni anzidetto, con la bicromìa che caratterizza così bene questo ponte. Tre parapetti sono inoltre previsti di maggiore spessore, in modo da predisporre al di sopra delle vasche per piante ricadenti. Con il muro alto in mattoni sulla riva, anch’esso coronato da una vasca per piante, l’intero sistema si configura come una serie di terrazze fiorite affacciatesi sul fiume.
Per quanto concerne il ponte Balbis, ad eccezione del sottopasso della sede stradale con la pista ciclabile, che avviene al di là della spalla del ponte, l’unico intervento consiste nella riprofilatura della riva, che, come per il ponte Isabella, si raccorda il più dolcemente possibile, con un arco molto teso, alla riva costruita e alla riva naturale a monte.


​Progetto pubblicato in:

- Paolo Odone, Passi a concorso, in “Gli speciali di folia”, supplemento redazionale di “Acer”, n.6, 2001, p.31.

1° classificato su 5 invitati

CLIENT:
Città di Torino
FinPiemonte
Camera di Commercio Industria e Artigianato Agricoltura di Torino

PROJECT TEAM:
Marcello Mamoli (capogruppo)
Studio Architettura Massarente
Alessandro Massarente

Riccardo Tonioli
Michele Ugolini
Amedeo Zilioli
Giovanni Claudio Noventa
Aurelio Chinellato

 

PHASES:
2001
 

SIZE:
 

BUDGET:
 

CONTRACTORS:
 

PHOTOS: 
 

PUBLICATIONS:
- Paolo Odone, Passi a concorso, in “Gli speciali di folia”, supplemento redazionale di “Acer”, n.6, 2001, p.31.


AWARDS:
 

SITE:
Torino (TO)

 

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